Archivi tag: Freud

Scrap-book sul finire del 2020  (1)

di Ennio Abate

4 dicembre 2020 – Che pesti – di Alberto Zino (qui)

Ho trovato sulla rivista  ALTRAPAROLA questo scritto ironico e saggiamente  impertinente verso parecchi stereotipi che hanno corso   tra i fan più ingenui della psicanalisi.  Quando scrive:  “Se una persona sapesse a cosa va incontro quando fa una domanda di analisi, non la farebbe mai. Una buona parte delle arti analitiche consiste anche nel lasciar credere alla persona che le cose stiano effettivamente come lei pensa o spera; mi rendo conto che non è il massimo della morale”, parrebbe dar credito a certi pregiudizi popolari contro gli “strizzacervelli”. E, invece, subito dopo ribadisce un dato decisivo: “la psicanalisi non è una morale né una credenza, neppure un’essenza o un’idea del bene. L’analista non fa finta e non inganna. Tuttavia, all’inizio, sa che deve lasciar correre una serie di cose, di parole, perché non può sempre strozzare l’analizzante alla prima seduta”.

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L’alfabeto della crisi

Il senso formale e sostanziale di una poesia civile oggi

di Amilcare Bronchielli

Il tema della poesia civile, pur con le sue ambiguità e a volte equivocità, è stato presente in passato su Poliscritture (Cfr. almeno qui e qui ) ma, forse perché la discussione ha svelato difficoltà o stanchezza, è stato abbandonato. Lo riprende adesso un giovane studioso, che propone questo suo saggio. E’ possibile riparlarne? Proviamo. [E. A.]

Ci sono questioni nella poesia che non hanno il problema di essere ancora aperte, attuali, forse trite e ritrite, ma che al contrario rischiano di non essere più trattate con la dovuta perizia. La distinzione, solo apparentemente un po’ pretestuosa, fra una poesia popolare o d’intrattenimento e una più colta e impegnata è una di queste. Ce ne sono altre riferite ad altre definizioni e la faccenda, per come qui vuol essere trattata, non è tanto di carattere filologico quanto antropologico. E non è questione di etichette: alla poesia non servono.

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Su «Né acqua per le voci». Un confronto.

di Ennio Abate e Marina Massenz

In occasione della presentazione dell’ultima raccolta poetica di Marina Massenz (Milano 5 giugno 2018, Libreria Popolare di Via Tadino) lessi dei troppo veloci e frammentari appunti su questi suoi nuovi testi. Citandone brani, parlai di: un io allarmato che si osserva e registra; toni sincopati; tendenza a una sintassi “compressa”; ritualità impersonale per la frequenza di verbi all’infinito; rimandi a mondi chiusi e coatti; esaurimento, abbandono e desolazione come sottopensiero delle immagini (più spesso di animali che di uomini). Successivamente quegli appunti li mandai a Marina, che replicò, precisò, puntualizzò. Ne nacque uno scambio di mail tra noi che toccò alcuni temi più generali di poetica . Pubblico ora una sintesi della nostra discussione. Al di là dei punti in cui divergiamo o poniamo accenti diversi sulle questioni toccate, abbiamo una comune convinzione: un rinnovamento dei discorsi sulla poesia passa anche attraverso confronti schietti come questo. [E. A.]

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Memoria. Tre sessantottini.

Pubblico  le riflessioni  che Paolo Rabissi e Franco Romanò  hanno fatto  leggendo il racconto del mio ’68 ( qui ). [E. A.]  

 

IL MIO ’68 ERA COMINCIATO NEL ’66
di Paolo Rabissi

Caro Ennio

non sono uno dei vecchi cui poter passare le tue domande così cariche di problemi, non ho capito meglio di te il significato di quell’anno. Di più, io festeggio il ’68 tutti gli anni il 7 dicembre non perché a S. Ambrogio in quell’anno Capanna strigliava i compagni poliziotti Continua la lettura di Memoria. Tre sessantottini.

Trump e i Trumpini italiani

di Donato Salzarulo

I. – Venerdi 24 febbraio 2017. Verso sera mia moglie mi fa vedere un video abbastanza sconfortante. Una donna spaventatissima, chiusa nel container dei rifiuti di un supermercato – visto dall’alto una specie di gabbia – , piange e urla verso due giovani (uno di questi ha la barba) che, soddisfatti per la situazione, si divertono a dileggiarla e ripetono: «Non si può entrare nell’angolo rotture della Lidl…». Non capisco bene ciò che sta succedendo, ma il sadismo allegro e feroce di questi giovani appare innegabile. Giuseppina è turbata, sconsolata. Continua la lettura di Trump e i Trumpini italiani

Scena di soffioni

palombaro-poetico

di Donato Salzarulo

Questa riflessione di Donato Salzarulo sui – potremmo dire – dilemmi psichici di uno dei “moltinpoesia” s’appoggia ad una autolettura di “Soffioni boraciferi e altre poesie” (qui). Pur proseguendo il filo dei  commenti sotto quel post e rispondendo ad alcune  mie obiezioni, ha una  sua autonomia e ampiezza che giustificano  la pubblicazione in un post autonomo. [E.A.]

Ogni tanto mi faccio palombaro
di me stesso, do uno sguardo alle correnti
sottomarine, al guizzare di alici,
tonni, scorfani e sardine. M’aggiro
per un po’ tra le barriere delle mie
isole coralline… Continua la lettura di Scena di soffioni

Lorenzo Renzi: un’analisi non ragionieristica di “A mia moglie” di Saba (lezione 3)

lezioni sulla poesia

di Ennio Abate

Questa è la  terza lezione rielaborata dai tre incontri sulla poesia che ho condotto a Saronno su invito dell’Associazione “L’isola che non c’è” nel novembre 2014. Le prime due si rileggono qui e qui. [E.A.] Continua la lettura di Lorenzo Renzi: un’analisi non ragionieristica di “A mia moglie” di Saba (lezione 3)

Qualche appunto su vicinanze e distanze tra Fortini e Zanzotto

zanzotto paolini

di Ennio Abate

Ho sempre supposto che Zanzotto sia stato per Fortini come un tarlo e viceversa. (E credo che qualcosa del genere sia avvenuto anche nel rapporto tra Ranchetti e Fortini; e, perché no, tra Pasolini e Fortini…). È solo una supposizione. Non sono mai riuscito a trovare il tempo per accertarla o smentirla sui testi e nelle rispettive biografie. Eppure questo ricordo lasciato da Zanzotto sul «Corriere della Sera» nel 1995 a un anno dalla morte di Fortini, ora ripubblicato da LA PRESENZA DI ERATO (qui), mi pare quasi una conferma. Continua la lettura di Qualche appunto su vicinanze e distanze tra Fortini e Zanzotto

Unio. Psicoscrittoio (1- 33)

1995 Salto indietro  mag 1995 per estratto UNIO
Tabea Nineo, Salto indietro, maggio 1995

di Ennio Abate

[Lavoro da anni a un “Narratorio” in varie sezioni ( Barunisse, Salierne, MI, Samizdat Colognom, ecc.). Qui presento un estratto di “Unio” (i primi  trentatre capitoletti) dove tento una rielaborazione  narrativa del materiale onirico – perciò il sottotitolo “Psicoscrittoio”-  emerso nei primi anni Novanta durante il periodo della mia analisi].

1.
Noi, amici miei, osserviamo dall’alto di un ponte lo scorrere delle disgrazie altrui. Guardare ci preserva – fino a quando? – dal provarle. Se fossimo appena più vicini a una di esse, smetteremmo di osservare. Giocoforza ci toccherebbe agire. Magari impauriti, vedremmo quelli sudare, altri bestemmiare, altri ancora piangere, urlare, vomitare. Ecco una jeep sbanda, rompe la staccionata e precipita nell’acqua. Sprofonda. Ora riemerge ed è trascinata al largo da una corrente impetuosa. Continua la lettura di Unio. Psicoscrittoio (1- 33)